Madame Claude: la maîtresse più famosa di Francia. Il film di Netflix in cima alla lista dei più visti

La maggior parte della vita di Fernande Grudet rimane ancora oggi un mistero, e lei ne sarebbe contenta. Il film Netflix di Sylvie Verheyde, finito in pochi giorni in cima alla lista dei «più visti», è solo l’ultimo tentativo di reinterpretare la figura di Madame Claude: la maîtresse più famosa di Francia, o della Repubblica come ama ripetere lei.

Madame Claude è stata davvero la tenutaria dei bordelli d’alto bordo più celebri di Parigi,a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, nonché colei che ha saputo avere in pugno divi (uno su tutti, si cita, Marlon Brando) e politici affezionati alle sue «ragazze».

Il biopic ne ripercorre le gesta, senza svelare troppo della vera protagonista della vicenda. Per saperne di più di lei, bisognerebbe tornare in una tranquilla via chiamata Rue de Maignon, e poi in un modesto albergo di 12 stanze in Rue de Boulanville. Quando Parigi era piena di «uomini potenti con desideri da soddisfare e soldi per fare in modo che quei desideri si avverassero». In quel caso, c’era solo una persona da chiamare: Madame Claude. Sia che si trattasse di JFK, Charles de Gaulle o dello Scià iraniano.

Il primo film francese originale di Netflix, scritto e diretto da Sylvie Verheyde (la stessa di Stella e Confessioni di un figlio del secolo), e interpretato da Karole Rocher, ricostruisce in modo impeccabile i piccoli hotel degli anni ’60, i caffé in cui incontrare il potente di turno, gli appartamenti della Francia che conta. Le «ragazze di Claude» erano famose per la loro bellezza e raffinatezza, per la capacità di immergersi nei circoli più elitari senza che nessuno sospettasse perché fossero lì. La specialità di Madame Claude era prendere ragazze sconosciute – la sua preferita l’avrebbe «scoperta» fuori da una farmacia sugli Champs-Élysées mentre vendeva quotidiani – e trasformarle, attraverso la sua rigorosa «tutela», in «professioniste che avresti voluto sposare». «Ho interpretato un po’ il ruolo del pigmalione», fa sapere a Vanity Fair nel 1985, mentre un ex cliente nello stesso articolo definisce la sua attività come «la più bella operazione sessuale mai condotta nel storia dell’umanità». In un passaggio del film, invece, lei stessa osserva: «Alcuni dubitano addirittura che io esista».

In un libro di memorie del 1994, Fernande Grudet scriveva di essere nata in una famiglia signorile nella Loira nel 1923, di essere andata a scuola dalle suore e di essere poi stata deportata in un campo di concentramento dai nazisti per il suo essere a favore della Resistenza francese. Ma un documentario francese del 2010 sulla sua vita mette in dubbio tutte queste affermazioni, smontandole una dopo l’altra. Ancora mistero. Quel che è certo è che a Parigi sarebbe arrivata anni dopo. «Ci sono due cose per cui le persone pagheranno sempre: cibo e sesso… e io non sono mai stata brava a cucinare», una delle sue frasi più celebri.

Il colloquio per diventare una delle sue ragazze, come racconta il film, Madame Claude lo conduceva con perizia e precisione. L’incontro era notoriamente estenuante: le sue ragazze dovevano reggere il confronto in stanze piene di politici e finanzieri, così le interrogava sulla moglie di Luigi XIV e sulla formula dell’acqua. Poi esaminava il contenuto della loro borsa, e diceva loro di spogliarsi. In una scena del biopic di Netflix spiega persino come lavare le parti intime. La sua «ricompensa» per ogni prestazione (10-15 mila franchi a notte ovvero 1.500-2.300 euro) è del 30 per cento.

La lista di clienti comprendeva (presumibilmente) re, presidenti, artisti, ministri, ambasciatori, industriali. Lei stessa aVanity Fair ha rivelato che Kennedy chiedeva «come Jackie, ma hot», mentre Chagall regalava poi alle ragazze un suo ritratto«Sbrigati, Marlon Brando arriva tra 15 minuti!» urla alle ragazze in una scena del film. Ma le cose, a volte, potevano anche finire male. Come quando una ragazza le sparò contro un colpo di pistola, lasciando il proiettile incastrato in una delle sue voluminose spalline. E poi c’è il coinvolgimento con i Servizi Segreti, la sua parte preferita, con le ragazze che diventano informatrici della CIA.

La fine degli anni ’70 e il tentativo del governo francese (è arrivato Giscard D’Estaing) di perseguirla per evasione fiscale, la porteranno poi a Los Angeles, sotto falso nome. Di nuovo al centro delle cronache, ma non più quella di un tempo. Infine il rientro in Francia, quattro mesi in prigione (ma come un castello) e gli ultimi anni a Nizza, in un appartamento di due stanze.

«Mi interessava il suo essere metà eroina e metà mostro. Come il trafficante Pablo Escobar e il terrorista Carlos. Affascinanti e insieme ripugnanti. Volevo decostruirne il mito», dice la regista. Sesso e potere che il film fa solo intuire, ma in realtà non spiega affatto. Non capisci chi è stata davvero Madame Claude e perché è stata così potente. Ma, come dicevamo, probabilmente è la versione che avrebbe voluto dare lei.

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