Oscar 2021, Chloé Zhao doppietta storica con «Nomadland». Delusione per Laura Pausini, niente statuetta

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Era il nome da battere ma la sua vittoria è storica. Doppietta miglior film e migliore regia a Nomadland e tris con la statuetta a Frances McDormand (il suo terzo). Chloé Zhao è la miglior regista degli Oscar numero 93. Già premiata anche con il Directors Guild Award, la doppietta ai Golden Globes, dal Leone d’oro a Venezia in settembre ha vinto tutto. È la seconda donna a ottenere questo riconoscimento dopo Kathryn Bigelow con The Hurt Locker nel 2009 nella storia degli Academy Awards. Tra i record del film vincitore, tratto dal libro di Jessica Bruder, di cui McDormand ha comprato i diritti, è uno di quelli con uno dei budget più bassi di sempre. Ora Zhao è alle prese con Eternals, per Marvel, 40 volte più costoso. «È stato un viaggio folle che si fa una volta nella vita. Ultimamente ho pensato parecchio a come tirare avanti quando le cose si fanno dure. Crescendo in Cina facevo un gioco con mio papà: imparavo a memoria delle poesie e poi le recitavamo insieme, cercando di finire le frasi l’uno dell’altra. Una frase dice che le persone alla nascita sono intrinsecamente buone. Continuo a crederci anche adesso. Anche se a volte sembra vero il contrario, ho sempre trovato la bontà nelle persone. Questo premio va a tutti quelli che hanno il coraggio di tenere fede alla bontà che c’è in se stessi e negli altri, indipendentemente da quanto possa essere difficile», il suo discorso.

P U B B L I C I T A’

M A N G O
Chloé Zhao

Non arriva la doppietta dopo i Golden Globes per Laura Pausini: miglior canzone è Fight for You cantata da H.E.R. (Judas and the Black Messiah). E Pinocchio di Matteo Garrone non conquista le statuette per i costumi e trucco e parrucco, battuto da Ma Rainey’s Black Bottom. Prima premiata della serata dei 93esimi Oscars è stata Emerald Fennel, miglior sceneggiatura originale per Una donna promettente, quindi Florian Zeller e Christopher Hampton, per quella non originale per The Father per cui Anthony Hopkins vince come miglior attore (bis dopo Il silenzio degli innocenti) con un’interpretazione formidabile. È 83 anni è il più anziano premiato in ogni categoria nella storia degli Oscars. Daniel Kaluuya vince come non protagonista per il suo ruolo di Fred Hampton, leader delle Pantere nere, in Judas and the Black Messiah, dato per favorito alla vigilia («Questo film dimostra il potere dell’unità. C’è tanto lavoro da fare»). Miglior attrice non protagonista è Yuh-Jung Youn, la nonna di Minari, considerata la Meryl Streep coreana, già premiata ai Bafta, di certo la più divertita di tutti, in duetto con Brad Pitt che l’ha premiata. Il miglior film internazionale è Un altro giro del regista danese Thomas Vinterberg con Mads Mikkelsen, già trionfatore agli Efa. Lo dedica, commosso, alla figlia Ida, scomparsa durante la lavorazione del film, è il momento più toccante della serata: «Volevo fare un film che celebrasse la vita e dopo quattro giorni è successo l’incredibile, un incidente se l’è portata via. Qualcuno che guidava guardando il cellulare. Abbiamo fatto questo film per te. Sei parte di questo miracolo». Come previsto miglior film d’animazione è Soul di Pete Docter, il suo terzo (meritatissimo dopo Up e Inside Out. Premiato anche per la colonna sonora a Jon Batiste, Trent Reznor e Atticus Ross.

La 93ª edizione degli Academy Awards (qui la nostra diretta) si svolge al Dolby Theatre di Los Angeles, due mesi dopo rispetto a quanto originariamente previsto (28 febbraio) a causa della pandemia. Laura Pausini (in foto, sul red carpet) è candidata nella categoria miglior canzone originale con il brano «Io sì» (per il film «La vita davanti a sé» di Edoardo Ponti). La sua esibizione (qui il video) è andata in onda durante il pre-show «Oscar: into the spotlight». In una dichiarazione resa a Sky — che sta trasmettendo la notte degli Oscar — la cantautrice ha dichiarato: «Qua si trema ma siamo molto felici, voglio vivere con voi questa avventura. È un’emozione grandissima e nuova, non voglio abituarmi a vincere premi e questi non erano arrivati mai neanche nei miei sogni». «Nel mio vestito c’è una tasca segreta nella quale ho il bigliettino di ringraziamento ma dentro c’è anche una bacchetta magica con i glitter che ho sempre portato con me da quando ho vinto il Grammy nel 2006», ha aggiunto. Pausini non è l’unica italiana candidata: oltre a lei, sono in gara anche Massimo Cantini Parrini, per i costumi di «Pinocchio”» di Matteo Garrone, e Dalia Colli & Francesco Pegoretti, per il make up sempre di “Pinocchio”. Qui tutte le nomination, qui l’elenco con tutti gli italiani che hanno vinto l’Oscar nel corso degli anni. 

Laura Pusini sul red carpet, a Los Angeles 

Edizione unica, questa degli Academy Awards numero 93. Per mille motivi legati prevalentemente, ma non solo, alla pandemia. Innanzitutto, nell’anno dei cinema chiusi quasi ovunque, lo spostamento di data della cerimonia, da fine febbraio a fine aprile, con l’effetto di averla trasformata nella stagione dei premi più lunga di sempre. Ma unica e diversa questa edizione degli Academy Awards lo è stata anche per la quantità di nomination all’insegna di quel rispetto per le differenze invocato da anni, dopo le polemiche #OscarsSoWhite.

Oscar 2021: candidati, vincitori, foto e approfondimenti

Diversi i luoghi, al tradizionale Dolby Theatre di Los Angeles, se ne sono aggiunti altri a partire dalla Union Station. E di modalità. Non collegamenti zoom ma presenze, seppur centellinate e in sicurezza, con tanto di timido red carpet, per potersi candidare come show della possibile ripartenza. Tra i presentatori oltre a Brad Pitt, Viola Davis, Halle Berry, Reese Witherspoon, Renée Zellweger, Joaquin Phoenix, Harrison Ford, Laura Dern. Ma lo show diretto da Steven Soderbergh —da noi trasmessa da Sky sul canale Cinema Oscar (replica lunedì 26 alle 12.15) —, ha sorpreso anche per alcune scelte di scaletta, come quella di decretare prima il miglior film e poi gli attori. Forse nella convinzione che sarebbe stato Chadwick Boseman per Ma Rainey’s Black Bottom a vincere tra gli attori (sarebbe stata la terza volta per un riconoscimento postumo). Alla fine, visto che Hopkins è rimasto in Galles e non ha fatto il discorso di ringraziamento, il finale è stato all’insegna della confusione. Tra i momenti che restano, il discorso di Regina King («Se le cose fossero andate in modo diverso la settimana scorsa a Minneapolis, avrei scambiato i miei tacchi con scarponi per marciare – riferendosi al processo per l’assassinio di George Floyd —. Sono madre di un figlio nero che si preoccupa per la sua incolumità»). E Glenn Close (a mani vuote, alla sua ottava nomination) che balla sulle note di Da Butt. Come Per la cronaca, esce a mani vuote Il processo ai Chicago 7, solo due statuette per Mank di David Fincher (entrato con dieci nomination), una comunque di più di Quarto potere di cui racconta la genesi. Due premi anche per Sound of metal, Soul, Ma Rainey’s Black Bottom, Judas and The Black Messiah. Ma le tre statuette di Nomadland valgono anche di più

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