Riaprono le palestre: “E’ dura, ma ora vediamo la luce’

Dopo mesi a casa c’è voglia socialità, persi migliaia di euro’

“Finalmente riaperti: era ora. Avevamo bisogno di una boccata d’aria, perché in questi sette mesi ci hanno dimenticati e le perdite sono state altissime”.

Era il 26 ottobre quando entrava in vigore il Dpcm dell’allora governo Conte che imponeva la serrata allo sport al chiuso. A 210 giorni esatti di distanza, oggi hanno riaperto le palestre al chiuso.

Imprese, società, aziende, che hanno dovuto fare i conti con un salasso tremendo. Alcuni hanno preferito proprio non riaprire. Tra le migliaia che hanno invece deciso di tornare a una parvenza di normalità sfidando scadenze e rimborsi, c’è Gabriele Saolini di Fitness Mood a Battistini, periferia ovest di Roma.

Torna il sorriso, dopo mesi complicati: “C’è stato molto afflusso stamattina: purtroppo molte persone non sono venute ad allenarsi ma a recuperare i soldi persi dagli abbonamenti. Quindi il bilancio tra le due cose è nullo”, ha spiegato all’ANSA. Alla voce ‘riapertura’, infatti, corrisponde anche quella ‘perdite’ dopo sette mesi esatti di serrande abbassate: “Abbiamo ottenuto ristori per 2.000 euro, a fronte di una perdita stimata di circa 280 mila euro di fatturato – rivendica Saolini – Per riaprire ci hanno dato circa una settimana di preavviso. Siamo stati penalizzati ed economicamente ci hanno aiutati zero. L’unica cosa positiva è stato il bonus ai collaboratori sportivi”. Difficoltà che stamane aveva rilevato anche il presidente del Coni Giovanni Malagò: “Meglio tardi che mai, anche se è molto difficile per i gestori titolari delle società far fronte alle grandi difficoltà”.

Palestre riaperte, ma con protocolli di sicurezza rigorosissimi. Distanziamento di due metri tra un macchinario e l’altro, ingressi contingentati, autocertificazioni, controlli con termoscanner e igienizzanti ovunque: “Il socio viene già vestito da allenamento con scarpe di ricambio, perché non si può usare la doccia – ha aggiunto il gestore della Fitness Mood – e questo ha fatto fuori al momento tutta una fetta di clientela che sfruttava la pausa pranzo di lavoro per venire ad allenarsi”. Molti sono clienti storici che hanno rinviato il loro ritorno a tempi migliori.

Mery è una fedelissima del fitness, si allena da 15 anni e ha fatto dell’attività fisica anche un lavoro. Lei non è mancata all’appuntamento con l’attessa riapertura: “Dal precedente lockdown mi sono sempre allenata a casa – ci spiega – La risposta alla riapertura è stata positiva, non avevo dubbi. Era ora, la gente non ha più voglia di allenarsi a casa, c’è desiderio di socialità”.

Pochi chilometri più in là, luci accese nei tre piani della VirginActive di Valle Aurelia, uno dei 36 punti in Italia. Anche qui, i soci sono tornati ad allenarsi: “Virgin Active era da tempo già pronta per ospitare in sicurezza i propri soci”, ci spiega Alessandro Garibaldi, Communication director della catena. Il loro motto è diventato ‘Unstoppable’, inarrestabili: “L’unica criticità che per ora resta è l’impossibilità per i soci di utilizzare le docce e la piscina interna – afferma – per queste misure dovremmo attendere ancora qualche giorno e inviteremo anche i nostri soci a ‘pazientare’ ancora un po’”.

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