Due anni senza Nadia Toffa: il ricordo de “Le Iene”

L’inviata e conduttrice del programma tv è morta a 40 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro

Dopo una lunga battaglia contro il tumore, se ne andava esattamente due anni fa, il 13 agosto 2019, Nadia Toffa. La Nadia Toffa de “Le Iene” era diventata la Nadia Toffa di tutti, simbolo positivo di ribellione alla malattia e resilienza. Gli amici e i colleghi con i quali ha condiviso un pezzo della sua breve vita, non solo lavorativa, la ricordano in questo doloroso anniversario con un semplice messaggio social: una sua immagine e un cuore.

“Niente sarà più come prima” avevano detto i colleghi annunciando la morte della conduttrice sui social. Nadia lottava contro un tumore da due anni e non si era mai arresa. Un percorso che la giornalista bresciana ha documentato con coraggio, grinta e ironia sui social senza mai perdere il sorriso. Durante il periodo più cruciale della sua malattia, tra sedute di chemio e lunghe convalescenze, aveva tenuto aperto un dialogo con i fan attraverso Instagram, dove postava foto e pensieri e aggiornava tutti cercando di incoraggiare quelli come lei che vivevano lo stesso dramma. 

LA CARRIERA – Nata a Brescia il 10 giugno 1979, dopo il debutto in un’emittenza locale (prima Telesanterno, poi quattro anni per Retebrescia), Nadia Toffa arriva al “Le Iene” nel 2009, dove si distingue per importanti inchieste sulle truffe ai danni del servizio sanitario nazionale, sulle slot machine, sullo smaltimento del traffico di rifiuti illegali in Campania, sull’Ilva di Taranto, sull’infanzia violata. Nel 2016 viene promossa alla conduzione del programma. Racconta il suo impegno sociale e di denuncia in libri come “Quando il gioco si fa duro”, pubblicato nel 2014, dedicato al problema dell’azzardopatia, e riceve il Premio internazionale Ischia di giornalismo nel 2015 e il premio Luchetta nel 2018.

LA MALATTIA – A gennaio 2017 il primo malore, a Trieste: Nadia fu trasferita in elisoccorso al San Raffaele di Milano per iniziare gli accertamenti. Due mesi dopo tornò dietro il bancone delle Iene e raccontò ai colleghi e al pubblico di avere il cancro: “Non lo sapeva nessuno. Ho pensato tanto a questo momento… Fra di noi c’e’ sempre stata sincerità”.

“In seguito ad un malore lo scorso dicembre (era il 2017, ndr) sono stata operata d’urgenza”, raccontava Nadia Toffa nello studio di Silvia Toffanin a “Verissimo”, a ottobre 2018: “Poi ho fatto la chemioterapia e la radioterapia. Sembrava tutto finito, ma a marzo durante un controllo, è arrivata la brutta notizia. Il cancro era tornato e mi hanno operato nuovamente”. Da allora la “Iena” ha cominciato la sua battaglia contro il tumore, a suon di cicli di radioterapia e chemioterapia. La perdita dei capelli, gli hater, che criticavano la sua “eccessiva” esposizione social, e poi le ricadute, la stanchezza. 

Nulla sembrava poterla fermare o toglierle il sorriso, quello che mostrava ogni volta nei post pieni di speranza, con i quali teneva costantemente aggiornati i suoi follower, diventando così, per molti malati come lei, un simbolo di forza e tenacia. Il suo ultimo post su Instagram risale al primo luglio 2019, prima del peggioramento della malattia. Ad accompagnarlo, come sempre, uno scatto in cui sorride, accanto al suo cagnolino Totò.

IL LIBRO –  In “Fiorire d’inverno” (Mondadori) aveva raccontato la battaglia contro il cancro,  provandolo a trasformare “in un dono, un’occasione, una opportunità”. Parole che avevano suscitato polemiche, con gli hater del web scatenati nelle critiche, ma anche il plauso del mondo della scienza per l’invito ai malati a seguire le uniche cure certe, la chemio e la radioterapia. E aveva instaurato un filo diretto con i suoi fan, tra sorrisi e immagini postate anche dal letto d’ospedale. Un dialogo che si era interrotto soltanto nelle ultime settimane prima della scomparsa.

LA FONDAZIONE – A dicembre 2019 è nata la fondazione in sua memoria, per sostenere la ricerca contro il cancro e altre malattie, fornire sostegno a persone bisognose e promuovere progetti di sostentamento e di sviluppo in zone svantaggiate (principalmente sul territorio italiano). “Nadia nella sua vita si è sempre battuta per far sentire la voce di chi non viene ascoltato – aveva detto sua madre Margherita -, per portare alla luce questioni lasciate ai margini e per dare un aiuto concreto. Con questi stessi valori diamo vita alla fondazione”.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: