Innovative e pronte per il new normal: ecco le 10 migliori startup italiane dove lavorare

(AdobeStock)

Non è una classifica di merito in senso stretto ma un indicatore comunque attendibile

Non è una classifica di merito in senso stretto, di per sè difficilmente realizzabile, ma un indicatore comunque attendibile di quali siano le nuove imprese più appetibili dove trovare impiego. La classifica annuale delle startup emergenti per le quali lavorare realizzata da LinkedIn nasce dall’elaborazione dei dati relativi a quattro diversi criteri: la crescita della forza lavoro di queste aziende, le interazioni degli utenti con i loro dipendenti, l’interesse delle persone in cerca di lavoro in queste startup e la capacità di queste ultime attrarre talenti.

L’effetto pandemia

Rispetto agli anni precedenti, come si legge nella nota che introduce lo studio, la classifica riflette fedelmente come l’attuale situazione economica e le nuove modalità di vivere il “new normal” imposte dalla pandemia siano state un acceleratore per quelle startup che si sono caratterizzate non solo per innovazione e resilienza, ma anche per la capacità di rispondere alle necessità di una nuova quotidianità. Ecco la Top Startups Italia 2021, da cui sono escluse le società pubbliche, di selezione del personale, di venture capital, di consulenza gestionale e IT e quelle nate più di 7 anni fa e con meno di 30 dipendenti residenti nella Penisola.

Una banca digitale e la casa del Poke sui due gradini più alti 

Nella top ten stilata da LinkedIn per l’Italia figurano aziende emergenti attive in diversi settori e ambiti di specializzazione e con il comune denominatore della volontà di agevolare la vita dei consumatori attraverso un’ampia offerta di prodotti, soluzioni e servizi. In cima alla classifica troviamo Banca AideXa, fintech nata poco più di un anno fa e prima realtà in Europa focalizzata esclusivamente sulle piccole e medie imprese (e sulle partite Iva) ad aver ottenuto la licenza bancaria. Dalla sua vanta una raccolta di capitali di oltre 47 milioni di euro, una nuova sede fisica a Milano e un piano di recruitment di competenze digitali e bancarie che prevede 100 assunzioni entro il 2022.Appartiene a tutt’altro settore, e nello specifico a quello del food, la startup che occupa il secondo posto: si tratta di Poke House, nome di riferimento nel mondo della ristorazione a base del piatto tipico della cucina hawaiana, oggi molto diffuso anche in Europa. A premiarne la candidatura hanno concorso un modello di business dalla forte componente digitale e il grande successo ottenuto sui principali mercati dell’out-of-home (tutte le forme di comunicazione esterne all’ambiente domestico, dalla cartellonistica all’ambient advertising) grazie alla piattaforma di Crm proprietaria.

Fintech e foodtech su scudi

Scorrendo la classifica dal terzo al sesto posto troviamo quindi nell’ordine Casavo, instant buyer immobiliare nata a Milano nel 2017, Boom, startup specializzata in servizi innovativi nel campo della fotografia commerciale, Credimi, una delle principali fintech per i prestiti alle Pmi, e un’altra azienda del mondo food, I Love Poke, nata nel 2017 per idea di una giovane ricercatrice newyorkese interessata al benessere del corpo e prima ad abbinare a questo piatto il concetto di “fast-food sano”. Al settimo posto spicca un altro nome emergente del mondo della finanza tech, e cioè Scalapay, co-fondata dall’italiano Simone Mancini nel 2019: con headquarter a Dublino, ha fatto breccia con una soluzione di pagamento per terze parti che consente ai clienti di acquistare subito e pagare in seguito (“buy now pay later”) e ha concluso di recente un round di finanziamento di 155 milioni di dollari, raggiungendo una valutazione di mercato di 700 milioni.

Consegne a domicilio e vintage

All’ottavo e nono posto, rispettivamente, due aziende che operano nel mondo dei servizi di delivery: Everli, nata e affermatasi come Supermercato 24 e attiva della consegna a domicilio della spesa effettuata nella grande distribuzione, e Milkman, startup tecnologica della logistica e della supply chain. Chiude la classifica al decimo posto, infine, La DoubleJ, un innovativo shoppable magazine dedicato agli abiti e agli accessori vintage che racconta le icone milanesi dello stile e che ha recentemente aperto il suo primo store monomarca nel capoluogo lombardo.

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