Un brand indissolubile chiamato desiderio, storia della dinastia Gucci

L’alto artigianato e le feste opulente. Il glamour e la cronaca nera. E, sempre, il talento di trasformarsi prima degli altri. Quella di Gucci è la storia di tutto ciò che la moda ha fatto brillare (e cadere) lungo cinque decadi. Come ci racconta Sara Gay Forden, autrice del libro a cui si è ispirato Ridley Scott.

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La malìa di Gucci è rimasta inossidabile per tutti i suoi 100 anni di vita. Era un laboratorio fiorentino di pelletteria a conduzione familiare fondato da Guccio Gucci nel 1921, oggi è un punto fermo di Kering, arsenale del lusso di François-Henri Pinault. Nel mezzo, c’è stata un’epopea di stile e avidità, che ha avuto il suo apice funesto nell’omicidio di Maurizio Gucci. Una storia che il regista Ridley Scott e sua moglie Giannina Scott hanno nel mirino da oltre un decennio, da quando, circa 12 anni fa, hanno siglato un accordo con Sara Gay Forden, autrice del libro The House Of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed (la prima edizione americana è del 2000, uscirà presto in Italia con una sezione aggiornata per Garzanti) sul quale si basa la premessa del film di Scott House of Gucci, nei cinema a dicembre. Forden, che ora vive a Washington e si occupa di tecnologia e anti-trust per Bloomberg, ha vissuto in Italia per 22 anni: dai tempi bolognesi degli studi al Johns Hopkins Sais Program in International Affairs alla carriera editoriale milanese, che ha incluso Il Sole 24 Ore, Women’s Wear Daily,The International Herald Tribune e Class Editori, fino al rientro negli Stati Uniti nel 2010. «Nel 1998 ho preso 2 anni sabbatici per occuparmi del libro. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con Aurora Fiorentini, l’archivista di Gucci, che mi ha dato accesso sia al materiale legale che a quello creativo: dal contratto per il primo negozio di Gucci al logo di “diamanti intersecati” che è venuto prima della doppia G»,ricorda dalla sua casa di Washington. Durante la permanenza italiana, l’autrice ha avuto due contatti anche con Patrizia Martinelli Reggiani Gucci, mandante dell’omicidio dell’ex marito Maurizio, eseguito materialmente da Benedetto Ceraulo nel 1995. Reggiani, interpretata da Lady Gaga, è stata scelta come voce narrante del film di Scott. «La prima volta la intervistai nella sua casa di San Babila per W Magazine, ma l’intervista non venne mai pubblicata, era praticamente un’invettiva contro Maurizio Gucci. Poi, dopo che fu arrestata, tentai d’incontrarla a San Vittore tramite i magistrati, ma non ci riuscii. Penso non volessero che avesse una piattaforma mediatica. Così, decisi di scriverle in carcere. E lei mi rispose velocemente».

SAMUEL BECKETT CON UNA BORSA GUCCI A SANTA MARGHERITA LIGURE NEL 1971. KATE MOSS DURANTE LA SFILATA GUCCI AUTUNNO-INVERNO DEL 1995. QUESTO OUTFIT SARÀ RIPRESO IN VERSIONE TOTAL DA MADONNA PER RITIRARE IL SUO MTV VIDEO MUSIC AWARD. ALAIN DELON E LA FIDANZATA MIREILLE DARC (CON FOULARD GUCCI AL COLLO) ALLA FIERA CAMPIONARIA DI MILANO, DURANTE IL SALONE DEL MOBILE DEL 1975.

Fu una corrispondenza di tre, quattro lettere,«che spaziavano dal corteggiamento iniziale all’evoluzione della relazione, ho usato il materiale per il libro». L’esperienza della Forden in Italia ha coperto quasi un quarto di secolo. Ma nonostante fosse costantemente immersa nelle atmosfere fine 80 e 90, in cui la Milano da bere festaiola e l’esplosione dello stilismo lasciavano il posto a Mani Pulite e alla crisi di un certo sistema moda, di un’estetica e uno stile di vita, lei ha sempre osservato tutto col distacco di un’angolatura business. «I tre momenti storici che ricordo sono il crollo del muro di Berlino nel 1989, il summit dell’Unione Europea che coprii a Roma nel 1990, quando i leader della Comunità Economica Europea isolarono la Thatcher, determinandole sue dimissioni e la creazione dell’Euro, e la vittoria dell’Italia sulla Francia ai Mondiali del2006». E la moda? «Ebbi il privilegio dell’accesso alle fiere di Prato e Biella e quindi al know how italiano della filiera tessile. Prima della concorrenza di Nord Africa, Medio Oriente ed Estremo Oriente. E osservai il nascere dell’industria italiana del lusso». Ma torniamo a Gucci, il marchio che più di tutti gli altri ha saputo cavalcare, restando in sella, queste trasformazioni. I primi successi risalgono agli anni 50 e allo sbarco a Roma e New York sotto Aldo Gucci, con annesse celebrità dell’epoca(Grace Kelly, Ingrid Bergman). Poi l’ulteriore espansione negli anni Settanta e Ottanta, il franchising in Europa e in Asia e l’irresistibile associazione glamour con lo Studio 54, la discoteca di New York da cui sono passate tutta l’arte, la musica e il cinema che contavano ne-gli anni 70 e 80, uno degli ombelichi glamour del mondo per un ventennio. Poi, ancora, la rinascita nel 1995 con la nuova visione di Tom Ford e Domenico De Sole. Infine l’ultima, nel Ventunesimo secolo, con Alessandro Michele. «È con Gucci dal 2002», spiega Forden, «è consapevole della storia recente del brand e ha riportato il marchio nel flusso dello spirito dei tempi, toccando il nervo romantico che la gente cerca furiosamente in questo momento». Secondo il libro di Forden, Rodolfo Gucci (padre di Maurizio) disse che “la vera saggezza sta nel capire cosa fare con le ricchezze della vita, oltre quelle che si possono mercificare. Gioventù, amore e amicizia”. Un’analisi applicata a singhiozzo in famiglia, come chiunque potrà rivivere col film di Ridley Scott. Ma per Forden il marchio è un’altra storia, un’entità nata per sopravvivere a se stessa. «Ha l’abilità congenita di essere pioniere della reinvenzione». Il suo mondo caleidoscopico ha resistito nel tempo grazie a eccessi e sfrontatezza creativa(a volte solo sfrontatezza), consolidata negli anni gaudenti. Che visti attraverso il filtro di oggi, ingrigito da parole come austerità e default, suscitano per forza un rigurgito nostalgico. C’è una generazione che in quel periodo ripone i ricordi più scintillanti della giovinezza, e ce n’è un’altra che attraverso quello stile vorrebbe costruire i suoi. La riscoperta di un epicureismo post pandemial’avevano predetta i sociologi e già si percepisce in un’aria autunnale più frizzante e social (non nel senso digitale del termine) del solito.

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LA PRINCIPESSA GRACE DI MONACO SBARCA A PARIGI NEL MAGGIO 1956 CON UN FOULARD GUCCI AL COLLO. ANITA EKBERG A ROMA: SULLA BORSA L’INCONFONDIBILE MACRO STAFFA.UMBERTO PIZZI.© ELISABETTA CATALANO, COURTESY ARCHIVIO ELISABETTA CATALANO. GETTY IMAGES. OLYCOM/LAPRESSE

Ma sono stati così formidabili quegli anni? E torneranno, almeno un po’? Lo scrittore e giornalista americano Michael Gross, che ha alle spalle una carriera di sherpa dell’eccesso multidisciplinare, passando dai mondi della moda a quelli immobiliari con libri come Model e 740 Park, ha una sua opinione al riguardo. «Penso che gli anni 60 e i 70 siano stati molto più edonistici delle decadi a seguire. Quindi, un raffronto più corretto con i tempi attuali sarebbe da fare con gli anni 20 del do-po Spagnola, in cui coesistevano repressione esacerbata e follie gangster. Oggi ci sono gli stessi elementi, solo con più “wokeness” (uno stato di “consapevolezza” e “vigilanza”verso fenomeni di rilevanza sociale, ndr) che rende le reazioni meno dirompenti». Anche lui, come Sara Gay Forden, preferisce trovare delle definizioni, invece di raccontare le cose da dentro, da testimone. «Gli anni 80 americani sono stati segnati dal “cowboy capitalismo” dell’era Reagan, l’invasione eurotrash (termine usato per indicare gli europei smodati trasferiti in America, ndr) e le scorciatoie verso la ricchezza, messe in atto da festaioli degli anni 70 diventati improvvisamente “adulti”. I 90 furono sinonimo di moda, sesso, bling e violenza. Insomma stessa cosa. Solo… diversa». Non ha attraversato tutto questo indenne, la fumantina famiglia Gucci. “Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, esordisce Anna Karenina. Ma il marchio, invece, continua a essere “una sirena”, come diceva, perché l’aveva già capito, Maurizio Gucci.

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IERI, OGGI, DOMANI. UNA BAMBOO BAG DELI ANNI 80. INOSSIDABILE, PEZZO FORTE DELL’HERITAGE GUCCI, IL BAULE DA VIAGGIO. UN RITRATTO DI ALESSANDRO MICHELE, NOMINATO DIRETTORE CREATIVO DI GUCCI NEL GENNAIO 2015, DOPO AVER LAVORATO NELLA MAISON DAL 2002, SCOPERTO DA TOM FORD. FOULARD CON STAMPA COB ANNI 80.COURTESY GUCCI. GIOVANNI ATTILI. MARK FINKENSTAEDT. NELLA PAGINA ACCANTO: MAX SIEDENTOPF

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