E’ morto Mino Raiola. Un self made man che da zero ha raggiunto l’Olimpo del calciomercato

E’ morto Mino Raiola. Nato a Nocera Inferiore il 4 novembre del 1967, si trasferì da giovanissimo con la famiglia in Olanda, ad Haarlem per la precisione, e mosse i primi passi nel mondo del lavoro all’interno della ristorazione principalmente come cameriere nel locale dei genitori prima di darsi alla contabilità. A 19 anni acquista e rivende un McDonald, incassando i primi soldi. Da lì pose le basi per quella che sarà una carriera straordinaria a livello di gestione sportiva dei calciatori, col primo trasferimento che riguardò Bryan Roy al Foggia, prima di dedicarsi alle operazioni Bergkamp e Jonk all’Inter e Pavel Nedved alla Lazio.
Figura da sempre al centro delle attenzioni mediatiche per i suoi modi a tratti bruschi, spregiudicati e fuori dai comuni schemi del mercato, poliglotta con 7 lingue comprese e parlate, Raiola è a tutti gli effetti un self made man che da zero ha raggiunto l’Olimpo del calciomercato affermandosi come uno dei più grandi procuratori di sempre. Piaccia o non piaccia il suo modo di fare, di questo si tratta e questo racconterà la storia. Tant’è che nella sua scuderia figuravano e figurano calciatori di primissimo livello: da Ibrahimovic a Pogba, da Balotelli a De Ligt, da Donnarumma a Verratti e Haaland, solo per citarne alcuni.

Raiola quasi un secondo padre per Ibra

Una delle classiche bugie ‘alla Raiola’, capace comunque di far scattare fra i due la classica scintilla. Da lì in poi l’attaccante svedese varrà qualcosa oltre i 200 milioni di euro, in trattative continue con i migliori club del mondo (Juve, Inter e Milan in serie A e poi Barcellona, Manchester United, Psg, LA Galaxy), e capace di fare notizia anche oltre la soglia dei 40 anni. Sempre consigliato per il meglio (di tutti e due ovviamente) dal fido Mino, come con l’ultima ‘drittà di riportarlo – dopo la parentesi a stelle e strisce – in Italia, al Milan, al momento giusto con le opzioni giuste. “Me l’avevano detto: ti piacerà il procuratore italiano. Perché? Perché è uguale a te”, ha ricordato Zlatan tornando a quel suo primo incontro con Raiola, definito in più occasioni quasi come un secondo padre.

La malattia di Mino Raiola rimane avvolta dal mistero. Nell’annuncio della morte dato oggi su twitter dalla famiglia non c’è nessuna menzione contro quale patologia l’ex procuratore stesse lottando. Solo «ha combattuto fino alla fine». E poi: «Ci mancherà per sempre, il suo progetto di rendere il mondo del calcio un mondo migliore per i calciatori sarà portato avanti con la stessa passione. Ringraziamo di cuore coloro che ci sono stati vicini e chiediamo a tutti di rispettare la privacy di familiari e amici in questo momento di grande dolore». Eppure alcune indiscrezioni sullo stato di salute dell’ex agente di giocatori del calibro di Ibrahimovic e Pogba erano trapelate in passato.

Mino Raiola, la malattia

Mino Raiola lo scorso 12 gennaio era stato operato all’ospedale San Raffaele di Milano per una presunta malattia polmonare, non legata al Covid. Queste le voci che circolavano. Il procuratore, tuttavia, aveva precisato sui propri profili social: «Mino Raiola è stato sottoposto a controlli medici ordinari che hanno necessitato di anestesia. Si tratta di controlli programmati, non c’è stato nessun intervento d’urgenza». Poi però la Bild, pochi giorni dopo, aveva annunciato di un ricovero in terapia intensiva con un quadro clinico molto complicato (e in aggravamento). Ma l’ufficio stampa di Raiola aveva prontamente smentito la notizia. Episodio che è accaduto anche ieri, quando già si parlava della sua morte.

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